Il Vescovo, Dottore della Chiesa e “Martello degli Eretici”

Nacque il 13 novembre dell’anno 354 a Tagaste da un possidente pagano, Patrizio, e da madre cristiana, Monica. Nel 369 abbandonò gli studi di letteratura e oratoria per trascorrere un anno d’ozio. Morto il padre, con l’aiuto di un benefattore di nome Romaniano, si recò a Cartagine ove proseguì gli studi. In questa città dalla relazione con una donna nel 372 ebbe un figlio, Adeodato. Nel 373 aderisce alla religione manichea e nel 374, completati gli studi, aprì una scuola di grammatica e retorica a Tagaste e d’eloquenza a Cartagine. Agostino dai manichei non trovò la risposta al suo desiderio di verità pertanto decise di prenderne le distanze, soprattutto dopo l’incontro con un loro alto rappresentante che avrebbe dovuto fugare ogni dubbio ma che lasciò invece tanta perplessità. Desideroso di nuove esperienze e non curante delle lacrime della madre che lo voleva trattenere in Africa, Agostino partì per Roma e aprì, con l’aiuto degli stessi manichei, una scuola. A Roma constatò la condotta dissoluta dei manichei e decise di allontanarsene definitivamente. Si trasferì a Milano nell’autunno del 384 dove con l’aiuto del prefetto di Roma, Quinto Aurelio Simmaco, riuscì ad ottenere l’incarico di retorica. Nel 385 fu inaspettatamente raggiunto dalla madre Monica la quale, saputo del travaglio interiore del figlio, gli volle stare vicino. A Milano Agostino conobbe il vescovo Ambrogio le cui prediche lavorarono il suo animo tanto da fargli desiderare il battesimo della Chiesa cattolica. Monica lodò il Signore per aver ascoltato le sue preghiere e le sue lacrime. Agostino lasciò l’insegnamento di retorica e si ritirò a meditare insieme alla madre, al figlio ed alcuni amici, a Cassiciaco. Nella quaresima del 386 ritornò a Milano per una preparazione al Battesimo, che insieme al figlio Adeodato e l’amico Alipio ricevette nella notte del sabato santo, dalle mani di S.Ambrogio. Agostino volle creare una comunità di monaci a Tagaste e decise pertanto di ritornare in Africa. Per la via di ritorno, la madre Monica si ammalò di malaria e il 27 agosto del 387 a 56 anni morì ad Ostia nei pressi di Roma. Agostino ritornato in Africa vendette i sui pochi beni, distribuendo il ricavato ai poveri e fondò una piccola comunità. Ad Ippona, Agostino, si trovò per caso nella basilica nel momento in cui il vescovo Valerio stava proponendo ai fedeli di consacrare un sacerdote che potesse aiutarlo nella predicazione. Tutta la folla, avendo visto Agostino, si mise ad acclamarlo e così Agostinonfu costretto ad accettare. Tante le iniziative di Agostino compresa quella del rinnovamento dei costumi del clero. La città di Ippona guadagnò tantissimo dal suo operato. Nominato vescovo coadiutore divenne titolare nel 397 alla morte di Valerio. Il Vescovo Agostino ebbe tanta fama in tutte le Chiese Africane e fu ben presto il “martello degli eretici” distruggendo le idee del manichesimo, del donatismo e del palagianesimo. I suoi interventi non solo illuminarono i pastori d’anime dell’epoca, ma determinarono anche per il futuro, l’orientamento della teologia cattolica . Scrisse numerosissime opere riguardanti la filosofia, la dogmatica, la morale, l’apologetica, la pastorale; le “Confessioni” e la “Città di Dio” sono le sue opere più conosciute e più diffuse. Nel 429 si ammalò gravemente, mentre Ippona era assediata da tre mesi dai Vandali e morì a 76 anni il 28 agosto del 430.