L’Assistenza amorevole ai Sofferent

Nacque vicino Chieti in Abruzzo il 25 maggio del 1550. Camillo aveva 14 anni quando morì sua madre. Il padre, ufficiale spagnolo, per dargli un avvenire lo arruolò nell’esercito, ma non gli seppe impartire una sana educazione mostrandosi molto tollerante ai suoi comportamenti libertini. Sebbene la morte del padre, avvenuta nel 1570, Camillo, partecipò a diverse battaglie in Italia e in Spagna. Purtroppo l’abitudine al gioco fu tale che ben presto dilapidò tutti i suoi averi giocando a dadi e a carte divenendo un barbone in terra pugliese. Grazie all’aiuto dei Cappuccini di Manfredonia Camillo ebbe la conversione che culminò nella vocazione tanto che, nel 1575, chiese di entrare nell’Ordine. Ma a causa di una piaga alla gamba fu ricoverato in un ospedale a Roma, dove la sua lunga degenza e il contatto con gli ammalati fecero presto scoprire a Camillo la sua umanità e la capacità nell’aiutare i sofferenti. Rimase in quell’ospedale per quattro anni dimenticando il convento. Diversi volontari si affiancarono a Camillo e con lui si consacrarono ai malati per “solo amor di Dio”. Di questi “Uomini da bene”, come li chiamava Camillo, con se n’aveva già cinque quando passò, nel 1582, all’ospedale di “Santo Spirito”. Nel 1586 furono riconosciuti dalla Chiesa come religiosi della “Compagnia dei Ministri degli Infermi”, innalzata poi nel 1591 alla dignità di Ordine religioso. Dal nome del fondatore sono comunemente chiamati “Camilliani” e portano un abito nero con una gran croce rossa segno di soccorso e speranza. I Camilliani sono presenti, con la loro preziosissima attività al servizio di quanti sono nella sofferenza, in tanti paesi del mondo. Camillo morì a Roma il 14 luglio 1614 e fu canonizzato nel 1746. I resti del fondatore sono venerati nel santuario di Bucchianico, suo paese natale.