Il Giovinetto Amico del Signore

Nacque a Riva il 2 aprile del 1842.
I genitori Carlo e Brigida erano poveri contadini e quando Domenico compì due anni si trasferirono a Morialdo.
Il Padre aprì una bottega di fabbro ferraio e la madre si dedicò a lavori di sartoria.
I figli nella famiglia di Carlo e Brigida furono dieci.
Domenico ebbe come insegnante don Giovanni Zucca.
Cresceva con una buona educazione religiosa ed era sua abitudine partecipare quotidianamente alla messa.
Era un ragazzo intelligente e s’impegnava molto nello studio.
Spesso rinunciava a parte del cibo per offrirlo ai poveri che si presentavano alla porta.
A sette anni, nell’anno 1849, Domenico fece la prima comunione e fece a Gesù e Maria dei suoi propositi che terminarono con la celebre frase “La morte, ma non peccati”.
Domenico, insieme alla sua famiglia si trasferì a Mondonio e in questo paese frequentò la quarta elementare con il maestro don Giuseppe Cugliero.
Don Cugliero impressionato dalla bontà di Domenico andò a Torino per farlo accettare da Don Giovanni Bosco nel suo oratorio.
Così Domenico incontrò, il 2 ottobre del 1854, Don Bosco e fu accolto tra i ragazzi dell’oratorio.
In quei giorni entrò nell’oratorio anche Giovanni Massaglia che diventò il migliore amico di Domenico.
L’8 dicembre del 1854, Domenico, si consacrò all’Immacolata e scrisse per la Madre di Dio nove fioretti, vale a dire nove atti di bontà da compiere nei nove giorni della novena e si affidò alla Madonna con queste precise parole: ” Maria, vi dono il mio cuore, fate che sia sempre vostro.
Gesù e Maria, siate voi sempre gli amici miei. Ma, per pietà, fatemi morire piuttosto che mi accada la disgrazia di commettere un solo peccato”.
Due anni dopo fondò, con un gruppo d’amici, la “Compagnia dell’Immacolata”.
Gli iscritti s’impegnavano a vivere una vita intensamente cristiana e ad aiutare i compagni a diventare migliori.
L’amore a Gesù Eucaristia ed alla Vergine Immacolata, la purezza del cuore, la santificazione delle azioni ordinarie e l’ansia di conquista di tutte le anime furono da quel momento il suo principale scopo di vita.
Un giorno don Bosco invitò i suoi ragazzi a chiedergli un regalo. Domenico disse: “Mi aiuti a farmi santo”.
Nell’ottobre del 1955 divenne amico di Camillo Gavio di quindici anni che morì il 25 dicembre dello stesso anno. Domenico al capezzale dell’amico disse: “Prepara un posto per me”.
Nel novembre del 1955 Domenico cominciò a frequentare la quarta ginnasiale nella scuola del Prof. don Picco.
Purtroppo le condizioni di salute di Domenico divennero precarie tanto che lo stesso Don Bosco, il primo marzo del 1857, lo fece ritornare in famiglia.
Il 9 marzo Domenico si spense all’improvviso fra le braccia dei genitori, consolando la madre con queste parole: “Mamma non piangere, io vado in Paradiso”.
Dichiarato eroe delle virtù cristiane il 9 luglio 1933, il pontefice Pio XII beatificò Domenico Savio il 5 marzo 1950 e, in seguito al riconoscimento d’altri due miracoli avvenuti per sua intercessione, lo canonizzò il 12 giugno 1954.
Domenico, quasi quindicenne, divenne così il più giovane santo cattolico non martire.
I suoi resti mortali sono venerati nella Basilica torinese di Maria Ausiliatrice.