Una Schiava divenuta Santa

Nacque nel Sudan nel 1869. Rapita fu chiamata dagli stessi rapitori Bakhita (fortunata). Venduta più volte sui mercati di El Obeid e di Khartoum conobbe le umiliazioni, le sofferenze fisiche e morali della schiavitù. Nella capitale del Sudan, Bakhita fu comprata dal Console italiano, Callisto Legnani, che la trattò con maniere affabili e cordiali. Nella casa del Console, Bakhita conobbe l’affetto e la serenità. Situazioni politiche costrinsero il Console a partire per l’Italia e Bakhita andò con lui. Il Console in Italia sistemò Bakhita presso la famiglia Michieli con il compito di bambinaia. A causa della partenza della famiglia Micheli in una località sul Mar Rosso, Bakhita alloggiò presso le Suore Canossiane a Schio (Vicenza). Qui ebbe la grazia di conoscere Dio e il suo Divino Amore tanto da chiedere i Sacramenti e il nuovo nome di Giuseppina. Per il giorno dell’Immacolata del 1896 Giuseppina si consacrò per sempre al servizio del Signore. Il suo servizio umile e la sua semplicità conquistarono il cuore di tutti quelli che la conobbero compreso le consorelle che la stimavano per la sua bontà e dolcezza. Giuseppina svolgeva in istituto tutte le mansioni e preferiva le più umili come portinaia, guardarobiera, cuoca, lavapiatti, lavapavimenti ecc. Giuseppina si spense l’8 febbraio 1947 nella casa di Schio, circondata dalla comunità in pianto e in preghiera. Una folla si riversò ben presto nella casa dell’Istituto per vedere un’ultima volta la sua “Santa Madre Moretta” e chiederne la protezione dal cielo. La fama di santità si è ormai diffusa in tutti i continenti.