La Santa delle cose impossibili

Margherita nacque a Roccaporena, vicino Cascia, nei primi anni del 1370, da Amata e Antonio Lotti, unica figlia di una coppia che, giunta all’età matura, temeva di non poter più avere figli.
Rita crebbe in una famiglia modesta e molto onesta.
Il lavoro che occupava il padre era quello di paciere, cioè di mediatore di pace tra persone e famiglie.
Devota della Madonna, Rita spesso si recava da giovinetta e poi da donna alla Madonna della Stella e a Lei si affidava sempre con fiducia.
Rita da giovinetta desiderava diventare monaca presso le suore agostiniane che vivevano nel convento di Cascia, per suo malgrado questo desiderio non si realizzò in quanto erano, a quei tempi, i genitori a decidere il futuro dei figli.
Così, Rita a diciotto anni fu data in sposa a Ferdinando Mancini. Ferdinando si rivelò marito provocatore, rissoso, violento abituato a un mondo in cui armi e prepotenza contavano molto.
Tutto questo era stato sopportato per ben diciotto anni da Rita che spesso umiliata e nella grande sofferenza celava a tutti l’amara realtà trovando sempre una giustificazione e soprattutto offrendo il suo continuo perdono.
Dall’unione di Rita e di Ferdinando nacquero due gemelli: Giangiacomo e Paolo Maria.
Una vita di sposa e madre esemplare tra la cura del marito e dei figli. A quest’ultimi non faceva mancare l’educazione per i sani valori inoltre Rita era una ottima governante della casa tra fornelli e faccende domestiche.
Questo però non ostacolò la crescita spirituale di Rita il cui cuore era legato sempre più a al suo amato Gesù.
Nel 1401 Cascia si ribellò al governo pontificio e in questi tumulti venne ucciso il marito di Rita, il quale ferito a morte dalle pugnalate ebbe la forza di chiedere perdono a Dio e perdonare tutti i suoi nemici compresi i suoi assassini.
A seguito di questo evento Rita si oppose con fermezza e con energia al proposito di azioni di vendetta da parte dei parenti e dei figli appena quindicenni.
Qualche anno dopo a Rita morirono anche i figli a causa di una pestilenza che colpì l’Italia.
Vedova e con la grande sofferenza per la perdita dei figli Rita, sebbene le sue condizioni economiche erano discrete, lavorò nei campi e si diede ad assistere i bisognosi, gli affamati, gli ammalati, gli afflitti.
Rita divenne a Roccaporena un chiaro riferimento di assistenza anche per i pellegrini che giungevono in paese.
Avendo ancora nel cuore il desiderio di essere monaca, Rita bussò alle porte del convento S.Maria Maddalena per essere accolta come novizia, ma la sua richiesta fu respinta.
Rita tornò alla sua casa, alla sua preghiera e alle opere di carità.
L’ingresso nel convento ebbe qualcosa di straordinario in quanto, sebbene le mura e le robuste porte di rovere chiudevano il monastero, due monache la trovarono con stupore nel chiosco, addormentata.
Così Rita, nel 1410, indossò l’abito monacale sotto la regola di S. Agostino nel monastero di S. Maria Maddalena.
Fu provata tanto anche nell’obbedienza e quando la badessa le ordinò di innaffiare ogni mattina una sterpaglia secca e inutile, Rita lo fece con tanto amore e pazienza.
Tutte stupirono il giorno in cui quello che doveva essere uno sterpo buttò germogli e produsse una bellissima vite.
Ancora oggi, la “vite di S. Rita” è fatta vedere ai visitatori del monastero.
Nella notte del venerdì santo del 1432, Rita mentre era assorta a contemplare il crocifisso della sala dell’oratorio , ebbe il dono della spina sulla fronte come risposta alla sua preghiera di adesione ai dolori dell’amato Gesù.
Quella piccola ferita rimase aperta per quindici anni, fino alla morte che avvenne il 22 maggio del 1447.
Papa Urbano VIII la proclamò Beata nel 1628 e fu proclamata Santa nel 1900 da papa Leone XIII.