La martire protettrice degli artificieri, dei minatori e dei vigili del fuoco

Nacque a Nicomedia nel 273. Il nome di Barbara significava straniera cioè non romana. A 13 anni si trasferì, con la famiglia, in provincia di Rieti. Il padre Dioscoro, collaboratore dell’imperatore Massimiano Erculeo, l’aveva promessa in sposa ma Barbara non accettò perchè voleva consacrarsi al Signore. La conversione alla fede cristiana di Barbara destò l’ira del padre che la rinchiuse in una torre. Per circostanze misteriose Barbara riuscì a fuggire nel bosco dopo aver distrutto le statue rappresentati le divinità pagane presenti nella casa del padre. Questo gesto e la sua fuga fecero ancor più adirare il padre che organizzò una vera e propria “caccia all’uomo” nei boschi circostanti. Una volta trovata Dioscoro la consegnò al prefetto Marciano affinchè fosse processata. Il processo iniziò il 2 dicembre 290 e in questo contesto Barbara coraggiosamente invitò il prefetto e il padre a ripudiare il paganesimo e convertirsi alla fede cristiana. Questo le costò la vita. Difatti prima di essere giustiziata fu torturata con piastre di ferro rovente e fiamme ma Barbara, nella notte dopo la tortura, ritornò miracolosamente con le carni risanate tanto da destare stupore e timore anche ai carnefici. Il 4 dicembre avvenne la decapitazione di Barbara per opera dello stesso padre, che subito dopo, fu colpito da un fulmine tanto vigoroso che lo incendiò e lo ridusse in cenere. La tradizione popolare invoca Barbara contro i fulmini, il fuoco e in caso di pericolo di morte.