Il monaco ecumenico che aprì il dialogo tra Cattolici ed Ortodossi

Elia nacque ad Enna verso l’829 con il nome di Giovanni, che cambiò quando si fece monaco. Costretto ad abbandonare la sua città, assediata dai saraceni, fu fatto prigioniero e fu venduto schiavo in Africa. Riacquistata la libertà, si mise a predicare il vangelo a rischio della propria vita e perseguitato si rifugiò in Palestina, dove ricevette l’abito monastico dal patriarca di Gerusalemme. Trascorse tre anni in un monastero del Sinai e poi si recò ad Alessandria, ad Antiochia e in Africa. Ritornato in Sicilia, si recò a Palermo per rivedere la vecchia madre. Durante questo viaggio, Elia, passò anche nella città di Taormina dove conobbe un monaco di nome Daniele che divenne suo fedele compagno di pellegrinaggio ed emulatore delle sue virtù. Elia visitò la Calabria, dove, nell’880, fondò il monastero di Saline, a sud di Reggio Calabria, che poi prese il suo nome. Il pericolo delle incursioni saracene lo costrinsero a rifugiarsi a S. Cristina nell’Aspromonte. Pellegrinò a Roma verso il 900 e al ritorno nei pressi di Palmi, fondò il monastero di Aulinas, sul monte che prese il suo nome. La fama delle sue gesta e dei prodigi da lui operati, raggiunse anche l’Oriente tanto che l’imperatore Leone VI lo chiamò a Costantinopoli. Elia, sebbene d’età avanzata, si mise in viaggio ma a Tessalonica in Macedonia, prima di arrivare a destinazione, si ammalò e morì; era il 17 agosto del 904. Il fedele Daniele trasferì il corpo ad Aulinas e lo fece tumulare, come desiderio di Elia, nella chiesa del monastero. Una sua reliquia si trova a Galatro, paese in provincia di Reggio Calabria, dove vi è un monastero a lui intitolato.