Tindari è una frazione di Patti in provincia di Messina. Il suo bel Santuario si trova all’estremità orientale del promontorio, a strapiombo sul golfo di Patti nel mar Tirreno. Il primo Santuario detto “vecchio” era stato costruito sui resti della città abbandonata. La chiesa fu saccheggiata e distrutta   nel 1544 dai pirati algerini e venne ricostruita tra il 1552 e il 1598. Attraverso questi quattro secoli di vita ha avuto vari restauri che hanno conservato la semplicità. Nei primi degli anni cinquanta il vecchio e piccolo Santuario, di capacità assai limitata, non poteva più contenere le folle dei pellegrini che giungevano sempre più numerosi a onorare la Madonna “Bruna”. Così il Vescovo Mons. Pullano individuò come soluzione idonea la costruzione della nuova chiesa nella villa del Santuario, con sbancamento della roccia e demolizione di alcuni locali, lasciando intatta l’antica chiesetta. Il giorno 8 dicembre 1957 venne posta la prima pietra, proveniente dalle antichità greco-romane, benedetta da Papa Pio XII il 30 dicembre 1956. Nel pomeriggio del 6 settembre 1975, vi fu la solenne benedizione di Mons. Pullano del nuovo Santuario e il trono della Madonna. L’icona della Madonna “Bruna” venne così portata nel nuovo Tempio e collocata dal Vescovo sull’artistico, prezioso trono, posto sotto l’arco centrale del nuovo Santuario. Il 1° maggio 1979 venne solennemente consacrato il nuovo Santuario da S. Em.za il Cardinale Salvatore Pappalardo, assistito dal nuovo Vescovo di Patti S. E. Mons. Carmelo Ferraro e da tutti i  Vescovi di Sicilia. Il nuovo tempio, a croce latina, ha una pianta di tipo basilica caratterizzata da tre navate divise da colonne rivestite in marmo pregiato. La navata centrale termina in un incavo ricoperto da una cupola sostenuta da una costruzione muraria tipica dell’architettura rinascimentale. L’area del santuario dedicata al clero, leggermente separata dall’ambito riservato all’assemblea dei fedeli, è impreziosita da mosaici di pregevole fattura e accoglie un elegante altare. Dietro l’altare maggiore si mostra una teca, retta e incoronata da angeli in bronzo, che ospita una statua in legno rappresentante una bellissima Madonna Nera. L’interno del Santuario, curato nei particolari e adornato da bellissime statue in marmo ed è ben illuminato di giorno grazie alla luce naturale che entra attraverso le bellissime vetrate a mosaico. Il Santuario è meta di numerosi pellegrini che provenienti da tutta la Sicilia vengono ad onorare, ringraziare e pregare la venerata statua bizantina della “Madonna nera” che secondo la leggenda giunse miracolosamente dall’Oriente. La Madonna del Tindari, scolpita sul legno di cedro tra il quinto e il sesto secolo, è coperta attualmente da un mando di seta bianca, su cui fiorisce un ricamo d’oro ed è coronata da un diadema barocco in oro, adorno di pietre. Essa stringe con la mano sinistra , sulle sue ginocchia, il Figlio benedicente adornato di una tunica candida e di corona regale sul capo. Fin dai primi dell’ottocento la Madonna veniva ricordata con una veste rosso scintillante, trapuntata di stelle e mantello blu che scendeva direttamente da sotto il copricapo a turbante del tipo orientale, avvolgendo l’intera persona e inglobando il trono. Il Santuario è stato visitato da Papa Giovanni Paolo II che vi si è recato, il 12 giugno 1988, in pellegrinaggio per offrire la sua preghiera alla “Madonna bruna”.

Provenienza della Statua

Leone III imperatore d’oriente, nell’anno 726, proibì con un editto il culto alle statue sacre e ne ordinò la distruzione, ma i fedeli non ebbero coraggio e così le affidarono ai marinai affinché venissero portate in salvo. Secondo la tradizione, in data imprecisata (comunque nell’epoca tra la fine del secolo VIII e i primi decenni del secolo IX), una nave di ritorno dall’Oriente, portava nascosta nella stiva un’immagine della Madonna sottratta alla persecuzione iconoclasta. La nave, mentre solcava le acque del Tirreno, fu investita da una improvvisa tempesta che costrinse l’equipaggio ad un approdo d’emergenza nella baia del Tindari (oggi detta baia di Marinello). Quando tornò la bonaccia, i marinai decisero di riprendere il viaggio ma alzata l’ancora e spiegate le vele la nave restò ferma come se fosse incagliata . I marinai allora pensarono di alleggerire il carico e scaricarono, così, anche la cassa contenente il simulacro della Madonna. Non appena la cassa fu buttata in acqua la nave fece cenno di muoversi e così poté mettersi in rotta sul mare tranquillo. Gli abitanti del luogo, avendo visto la scena, si prodigarono per portare sulla spiaggia la cassa che, scaricata dai marinai, galleggiava sulle onde. Quando fu portata a riva e fu aperta, tutti ammirarono con stupore generale, il prezioso contenuto.  La statua fu portata in processione nel luogo più alto del promontorio dove sorgeva Tindari e dove già da tempo esisteva una fiorente comunità cristiana.

La festa in Onore alla Madonna del Tindari

.La festa della Madonna del Tindari è l’otto settembre che coincide con la Natività di Maria. L’antica tradizione del Santuario di Tindari ha ben saldato la festa della Nascita di Maria con quella della locale solennità della Madonna “bruna” dando un evento solenne. Per sette martedì fin dal mese di luglio inizia nel Santuario e nelle parrocchie della Diocesi di Patti, alla quale il Santuario appartiene, una preparazione spirituale alla festa e tale preparazione è accompagnata dall’estate mariana che ha lo scopo di radunare i gruppi di pellegrini per momenti di preghiera e meditazione mariane. Un pellegrinaggio ormai abituale è quello dei Sacerdoti della Diocesi, istituito dal Vescovo Mons. Zambito, che alla presenza di Maria, inaugurano l’anno pastorale. La sera della vigilia vi è il pellegrinaggio dei fedeli e il giorno della festa culmina con la Celebrazione Eucaristica molto partecipata e con la benedizione della lampada votiva.